Messi d'Oro, il Barça domina

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Leo Messi, 22 anni, argentino di Rosario, stella indiscussa del Barcelona, è il Pallone d'Oro 2009. L'argentino ha vinto con 473 voti, davanti a Cristiano Ronaldo, con 233, e Xavi, con 170; dopo di loro Iniesta (149), Eto'o (75), Kakà (58), Ibrahimovic (50), Rooney (35), Drogba (33) e Gerrard (32).

Messi è il primo argentino a vincere il premio assegnato da France Football (infatti fino al 1994 solo gli europei potevano vincerlo) e porta in casa Barça il nono Pallone d'oro dopo quelli di Figo, Suarez, Stoichkov, Ronaldinho, Rivaldo, Ronaldo e Cruyiff (Cruyff e Suarez l'hanno vinto due volte, n.d.a.).
I voti ottenuti dalla Pulce quest'anno, vale a dire 473, superano i voti dei vincitori delle due precedenti edizioni, ovvero Cristiano Ronaldo e Kakà, che vinsero rispettivamente con 446 e 444 voti; in quelle edizioni Messi si classificò nell'ordine secondo e terzo: insomma, la sua è una vera e propria ascesa ed è il terzo vincitore più giovane dopo Ronaldo e Michael Owen.

Degli altri che dire, le prime quattro posizioni le ho azzeccate, Rooney credevo potesse essere più in alto, così come Drogba, ma evidentemente i giornalisti che presiedono la giuria vedono nei vari Kaka e Ibrahimovic dei giocatori migliori dei suddetti. In generale è da notare il domino blaugrana, visto che nelle prime cinque posizioni, quattro giocatori sono del Barcelona, contando anche Eto'o che ha fatto parte del team del Triplete, ed è anche un'ulteriore dimostrazione del fatto che il Barcelona domina in Europa: rosa composta di talenti, perlopiù usciti dalla cantera, allenatore giovane e motivato, società forte e il gioco è fatto.

Sicuramente risalta la non-presenza degli italiani, decisamente surclassati individualmente e a livello di team dagli stranieri: vista la situazione sarebbe un miracolo se la nostra Nazionale arrivasse ai quarti di finale. Comunque sia, in Italia i talenti non mancano, anzi, devono solo maturare e affermarsi ad alti livelli; volete dei nomi: Santon, Balotelli, Poli, Fiorillo, Montolivo, Pazzini, Marchisio, Aquilani, e poi i più giovani Fossati, Carraro, Zigoni, Iemmello, Beretta e Crisetig. In Italia, quindi, non manca il talento, ma il coraggio di scoprirlo, affinarlo e gestirlo. Proprio come fanno a Barcellona da venti anni a questa parte.

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