The show must go on, sempre e comunque

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The show must go on, sempre e comunque. E' questo ormai l'input di ogni evento mediatico e lo sport, in quanto tale, non è da meno. Ieri sera si è tenuta la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali a Vancouver, una cerimonia in grande stile, con giochi di luci e musiche avvolgenti. Come ogni cerimonia di apertura di un evento sportivo mondiale, che siano Olimpiadi o Mondiali di calcio, il paese organizzatore punta ad autoesaltarsi, a mettersi in risalto, a celebrare il proprio passato e il proprio presente; è accaduto a Pechino, Sydney, Atene, più indietro ancora e sempre accadrà. Rispetto alle altre cerimonie di apertura, però, nel pomeriggio era accaduto un evento che contraddistinguerà questa edizione delle Olimpiadi invernali: la morte di un atleta. Nodar Kumaritashvili (nella foto a sinistra, nda), questo il suo nome, era un ragazzo georgiano di appena 21 anni che si accingeva a disputare la prima Olimpiade della vita: Vancouver per lui era il coronamento di un sogno.
Ore 11, Nodar è sul suo slittino ai blocchi di partenza, una, due, tre curve, un rettilineo, un'altra curva e poi il buio; Nodar viene sbalzato dal suo slittino a 140 km/h finendo la sua prova contro un pilone che sostiene la struttura: l'impatto è devastante. Nonostante la celerità dei soccorsi Nodar muore, in un modo assurdo, perché se quel tratto di pista non era ritenuto pericoloso dai progettatori, perché Nodar è morto proprio in quel punto? Perché all'esterno di una pista di slittino, dove è risaputo che si raggiungono velocità elevate, sono stati piazzati piloni di cemento senza ricoprirli con materiali che potessero attutire un eventuale impatto contro di essi? Probabilmente a queste domande non avremo mai risposte certe, anche se le autorità canadesi hanno aperto un'inchiesta sulla morte dell'atleta georgiano.
Quello che mi lascia interdetto, leggendo anche le dichiarazione del presidente del Cio Jacques Rogge e di altre personalità, è che una cerimonia sia più importante della vita di un atleta. I Grandi Capi dello sport internazionale, infatti, oltre ad esprimere il dovuto cordoglio alla federazione georgiana e alla famiglia, ha ritenuto che la cerimonia dovesse svolgersi nonostante la tragedia, dando così il nullaosta agli organizzatori canadesi. Il Comitato Olimpico canadese, quindi, ha svolto la cerimonia come se qualche ora prima non fosse accaduto nulla, perdendo un'occasione per passare bene con poco, perché rinviare anche solo di un giorno la cerimonia in segno di lutto sarebbe stato un bel segnale, soprattutto per coloro che antepongono il business a tutto il resto. Tutto ciò non è avvenuto, Nodar Kumaritashvili non c'è più e le Olimpiadi di Vancouver sono iniziate tingendosi di rosso, non il rosso della foglia d'acero che campeggia nella bandiera canadese, ma il rosso del sangue di una giovane vita spezzata in modo assurdo.

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