De Tottibus II - L'apoteosi

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Tutto iniziò in un caldo giugno portoghese del 2004. Si giocava Italia-Danimarca, partita valida per il girone eliminatorio dell'Europeo, e tutti gli occhi erano puntati su lui, er core de Roma, Francesco Totti. Partita incolore, qualche sprazzo di classe qua e la, ma, soprattutto, uno spruzzo importante, ma che dico, decisivo; infatti, il "buon" Francesco pensa bene (anzi benissimo per qualcuno) di rispondere alle provocazioni di Poulsen sputandogli in faccia, in tipico street-style. Il gesto non venne visto dall'arbitro, ma venne colto dalla tv danese, che aveva dedicato una telecamera appositamente per Totti, al fine di coglierne eventuali colpi di testa. Missione compiuta.

Il nostro "campione" continua la sua carriera scontando tre-giornate-tre di squalifica e dividendo il mondo pallonaro italiano in tottiani e antitottiani, di cui fanno parte rispettivamente i romanisti e i suoi fan, nei tottiani, e coloro-che-amano-lo-sport e i rivali della Roma, negli antitottiani. Comunque dicevo che la carriera di Totti va avanti, tra cazzotti a Colonnese, sclerate su Manninger (che ritardava la rimessa in gioco in un Siena-Roma), una caviglia rotta da un non-intervento di Vanigli (che verrà processato mediaticamente dalla solita stampa capitolina) e tante giocate di classe, come il goal alla Van Basten segnato contro la Sampdoria. L'anno scorso (chiedo venia se mi sbaglio), Totti torna in azione, precisamente contro l'arbitro Rizzoli, che viene vaffanculeggiato tre volte perchè ha intralciato er Pupone mentra tirava. Risultato: Rizzoli non espelle Totti, solita divisione fra tottiani e antitottiani e Totti la fa franca.

Due settimane fa l'evento che ha dato avvio a "De Tottibus", ovvero la mia personalissima rubrica dedicata al capitano giallorosso. L'immagine dei pollici verso rivolti ai tifosi della Lazio sono l'emblema del derby di ritorno di questa stagione, in cui la Roma batte la Lazio e continua a sperare (invano?) nel sogno scudetto, condannando i cugini biancocelesti a giocarsi la salvezza (ormai raggiunta) nelle giornate successive. Solito vespaio di polemiche tra chi giustifica il gesto, perché è una goliardata da derbi de Roma, e chi lo condanna, adducendo a Totti come qualità principale la non-sportività. Che dire, quello che penso su quel gesto l'ho scritto qualche giorno fa proprio qui sul blog.

Ieri sera, però, "De Tottibus" ha raggiunto il culmine, l'apice, l'apoteosi. Minuto 43 della finale di Coppa Italia tra Inter e Roma: Balotelli fa scorrere i minuti portando palla lungo la linea di fondo e trascinando dietro di sé tre giallorossi, ovvero Motta, Taddei e Totti. I tre cercano di chiuderlo, ma Totti, con una violenza e una cattiveria inaudita, gli sferra un calcione all'altezza del ginocchio; Balotelli crolla a terra e Totti, non pago del fallo-killer appena commesso, dà un calcetto alla testa dell'attaccante nerazzurro. Rizzoli vede tutto e lo espelle. Ecco, ieri sera Totti si è dimostrato per quello che è realmente, vale a dire un insieme confuso di classe pura e totale assenza di cerebro, di ragione nei momenti chiave. Il gesto del capitano giallorosso è deprecabile, deplorevole, innanzitutto perché arrivato in una finale di un torneo nazionale e, soprattutto, perché è stato visto, e verrà visto, in tutto il mondo. Quando i tifosi della Roma parlano di Totti sono fieri di averlo come capitano, così come gli juventini di Del Piero e gli interisti di Zanetti, ma Zanetti e Del Piero hanno dalla loro una parte fondamentale per un calciatore, una caratteristica che fa di un grande giocatore un campione: la testa. Appena ho visto il fallaccio di Totti ho subito pensato a Del Piero e al cazzotto che Cufrè (avessi detto chissà chi!) gli sferrò durante un Roma-Juventus. Volete sapere come reagì Del Piero? Lo applaudì.

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