Il GP di San Marino si bagna di sangue: Shoya Tomizawa muore in pista a soli 19 anni.

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Gp di San Marino, circuito di Misano. Mancano 15 giri alla fine della gara della Moto2 quando, su un rettilineo da percorrere a quasi 200 all'ora, Shoya Tomizawa perde il controllo della sua moto, cade e viene investito da De Angelis prima e da Redding poi. È la fine. Tomizawa appare subito in condizioni disperate e durante i primi soccorsi viene anche rianimato poiché aveva avuto un arresto cardiaco. Inizialmente i medici volevano trasportare Tomizawa in elicottero, poi abbandonato in favore dell'ambulanza, ma il povero Shoya non ce l'ha fatta i numerosi traumi e fratture (fratture multiple toraciche, addominali e craniche) ed è morto, alle 14.19 del 5 settembre.

Adesso Shoya Tomizawa non c'è più e ha raggiunto Daijiro Kato, Peter Lenz e tutti gli altri motociclisti morti mentre facevano quello che più gli piaceva, cioè correre. Shoya Tomizawa avrebbe compiuto 20 anni il prossimo 20 dicembre e in questa stagione era partito fortissimo, vincendo il primo GP della stagione in Qatar. Ovviamente la morte del pilota nipponico ha sconvolto i suoi colleghi, da Pedrosa ("Mi hanno detto cosa è successo, non ho parole") a Lorenzo ("La gara oggi non conta") a Rossi ("Quando succedono queste cose il resto non conta, noi siamo stati informati alla fine della nostra gara. È stato un incidente bruttissimo, lo avevo visto prima della 125. Peccato davvero"). Il più affranto, però, è Alex De Angelis, che è stato suo malgrado, insieme a Redding, una delle cause della morte di Tomizawa: "Sono veramente distrutto per quanto accaduto a Shoya - ha detto il pilota sammarinese - sono vicino alla sua famiglia e a tutti quelli che gli hanno voluto bene. In merito alla gara ho reso le mie dichiarazioni nell´immediatezza dell´incidente quando ancora non sapevo della gravità delle conseguenze e al momento non intendo dichiarare altro; in momenti come questo passa tutto in secondo piano".


Questo fatale incidente mi riporta alla mente un mio vecchio articolo in cui parlavo della morte di Nodar Kumaritashvili, il giovane atleta georgiano morto alle ultime Olimpiadi invernali. Ieri come allora la gara non è stata sospesa, perché anche in occasione dell'incidente di Tomizawa si è preferito lasciar continuare la gara, soccorrendo velocemente il pilota, piuttosto che interromperla e prestare un intervento medico più accurato. Infatti, quando si verificano incidenti del genere è buona norma lasciare immobile il corpo fino a quando arrivano i soccorsi. Ieri tutto ciò non è avvenuto, così come non avvenne a Daijiro Kato, e Tomizawa è stato spostato dalla pista in fretta e furia per evitare ulteriori danni. Quello che mi sconvolge, però, non è tanto l'intervento più o meno giusto dei medici, visto che sono la persona meno in grado per giudicare, ma la mancanza di umanità dell'intero circus del Motomondiale, che per motivi oscuri ha deciso di far continuare la gara della Moto2, come se l'incidente occorso a Tomizawa fosse di ordinaria amministrazione. Beh, così non è stato, perché Shoya è morto poco dopo il terribile impatto e ha macchiato di sangue questo Motomondiale. Chissà quanti ricorderanno fra qualche mese che Shoya Tomizawa non c'è più.

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