Omar Abdulrahman, la rivelazione olimpica viene dagli Emirati Arabi

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Chi ha seguito con un po’ di attenzione il recente torneo calcistico alle Olimpiadi, non può non avere notato tre-quattro giocatori interessanti. Se i vari Leandro Damiao, Neymar e Oscar erano già famosi e abbastanza affermati, il palcoscenico olimpico si è rivelato essere l’occasione giusta per molti talenti, sconosciuti ai più, di mettersi in mostra. E allora ecco che la punta senegalese Moussa Konaté (’93) strappa consensi e elogi, il difensore centrale honduregno Jonny Leveron (’90) convince con le sue prestazioni e negli Emirati Arabi Uniti si distingue un piccolo centrocampista offensivo: Omar Abdulrahman. Soprannominato “Amoory” per via dei voluminosi capelli ricci, su Youtube lo paragonano al madrileno Özil, mentre a Londra ha ricevuto i complimenti personali degli uruguaiani Suarez e Cavani, e dei britannici Micah Richards e, soprattutto, Giggs. Paragoni, complimenti e belle prestazioni: è tempo di conoscere storia e caratteristiche di Abdulrahman. 

(© Getty Images)
Nome completo: Omar Abdulrahman Ahmed Al Raaki Al-Amoodi
Soprannome: Amoory (in italiano “ricciolone”)
Data di nascita: 20 settembre 1991
Luogo di nascita: Riyadh (Arabia Saudita)
Nazionalità: Emiratina, con passaporto yemenita
Altezza: 1,68 m
Peso: 62 kg
Ruolo: Centrocampista offensivo
Squadra di appartenenza: Al Ain
Carriera: 2008/- Al Ain (49/17)
Nazionale: Emirati Arabi Uniti Under-20 (4/1), Under-23 (12/1) e A (4/0)

CARRIERA – Omar Abdulrahman nasce il 20 settembre 1991 a Riyadh, capitale dell’Arabia Saudita, da genitori di origini yemenite, paese di cui prende la nazionalità. Figlio di operai, inizia a giocare a calcio in una piccola squadra della capitale, attirando le attenzioni di vari club, tra cui l’Al Hilal, sua squadra del cuore, che gli offrì un contratto. Poiché l’offerta prevedeva, oltre all’ingresso nelle giovanili del club, l’acquisizione della nazionalità saudita solo per lui, e non per l’intera famiglia, Omar rifiutò la proposta. Qualche anno più tardi il ragazzo venne notato da Sami Al-Jaber, ex attaccante dell’Arabia Saudita e osservatore dell’Al Ain, società degli Emirati Arabi Uniti, che con un’offerta unica acquistò per la propria academy Omar e due dei suoi tre fratelli: Khaled (’89) e Mohamed (’90), che ancora oggi fanno parte del club. Aggregato alla selezione Under-17, fin dai primi giorni Omar mostra il proprio talento e ottiene i primi riconoscimenti; innanzitutto è inserito nella rosa della prima squadra, allenata dal tedesco Schafer, letteralmente colpito dalla qualità del ragazzo, e poi nel 2009 riceve la prima offerta europea della carriera da parte dell’Espanyol, che, dopo averlo ammirato in un torneo giovanile, prova a portarlo in Spagna senza però riuscirci. Il debutto ufficiale in prima squadra avviene il 24 gennaio 2009 nella partita di Etisalat Cup (l’equivalente della coppa di Lega) contro l’Al Ahli, quando subentra nei minuti finali ad Ahmed Khamis. Esordio senza tanti clamori, ma già dalla seconda presenza, sempre nella stessa competizione, si mette in mostra colpendo una traversa, che poi diventa un assist per il gol di un compagno. L’Etisalat Cup 2009 diventa anche il primo torneo vinto nella carriera di Abdulrahman, seguito a ruota dalla President’s Cup. Il debutto in campionato avviene nel 5-0 inflitto all’Ajman il 18 aprile 2009, mentre meno di un mese più tardi segna il suo primo gol contro l’Al Ahli; a quel gol ne faranno seguito altri due contro Al Dhafra e Al Shaab. Amoory chiude così la stagione 2008/09 con otto presenze e tre gol: bottino discreto per un diciassettenne all’esordio tra i professionisti. L’annata successiva non si rivela essere di crescita, anzi, Abdulrahman gioca pochissimo, per lo più a causa di un brutto infortunio ai legamenti crociati, che lo costringe ai box per molti mesi, facendogli collezionare a fine anno sole tre presenze condite da una rete. Ritrovata la prima squadra con continuità nel 2010/11, Omar sfrutta l’occasione e compie il salto di qualità aspettato. Complice la cessione del cileno Valdivia, il minutaggio aumenta e eredita proprio dal Mago la maglia numero 10, quasi d’obbligo per i centrocampisti offensivi come Abdulrahman. Gioca con continuità (29 presenze), segna (11 gol) e fa segnare (8 assist, soprattutto per l’argentino José Sand): Amoory è esploso e ciò non passa inosservato, visto che nel giugno 2011 viene nominato “Promessa araba dell’anno” per la seconda volta in tre anni. Sempre a giugno, però, Omar s’infortuna gravemente, e nuovamente, al legamento crociato, e resta lontano dai campi per ben sei mesi, rientrando lo scorso gennaio in una partita del campionato riserve. Dopo un altro paio di partite con le riserve è rientrato in prima squadra, riuscendo a chiudere la stagione con nove presenze e due gol. Complice l’ottimo rendimento alle recenti Olimpiadi di Londra, Abdulrahman è stato adocchiato da Roberto Mancini, che gli ha offerto un periodo di prova nel “suo” Manchester City, che oltre ad acquistare i campioni di oggi prova a scovare quelli di domani. Attualmente il giovane arabo si sta quindi allenando con i Citizens e dovrà riuscire a convincere il tecnico italiano ad offrirgli un contratto: ci riuscirà?

(© Getty Images)
NAZIONALE – In possesso di un doppio passaporto, Abdulrahman ha deciso da subito di giocare per la nazionale degli Emirati Arabi Uniti, sua patria calcistica. Nel 2008 vince il primo torneo e non è una vittoria banale, perché la selezione Under-19  emiratina vince la Coppa d’Asia di categoria sconfiggendo in finale l’Uzbekistan. Due anni più tardi, nel 2010 quindi, altra competizione vinta, stavolta è la Coppa del Golfo Under-23, competizione riservata ai soli paesi della penisola araba; nella finalissima di Doha (Qatar) gli Emirati Arabi Uniti superano 1-0 il Kuwait e si aggiudicano il trofeo. Sempre nello stesso anno partecipa ai Giochi Asiatici, una sorta di Olimpiade del continente asiatico, come membro della rosa dell’Under-23; Omar e i suoi compagni disputano un gran torneo, giungendo fino alla finale contro il Giappone, che ha la meglio sui rivali vincendo 1-0 e aggiudicandosi la medaglia d’oro. Il 2011 è anno di Coppa d’Asia e gli Emirati Arabi Uniti sono tra le squadre partecipanti; il c.t. sloveno Katanec decide di convocare Abdulrahman, che, di fatto, è il più giovane della squadra e il settimo più giovane del torneo. Omar vive la sua prima Coppa d’Asia più come un’occasione per imparare che per mettersi in mostra; infatti, è un rincalzo e gioca solo qualche manciata di minuti da subentrato contro Corea del Nord (entra al 92’) e Iran (al 53’). Come detto in apertura, per Amoory sono le Olimpiadi di Londra il trampolino di lancio verso il calcio che conta. Già nella partita di esordio contro l’Uruguay fa vedere di che pasta è fatto: verticalizzazione perfetta per il gol del vantaggio di Matar, giocate di ottima fattura e grande quantità e qualità distribuite con continuità sul terrendo di gioco. Finisce 2-1 per la Celeste, Omar riceve applausi da tutto lo stadio e a fine partita Suarez lo ferma per scambiare la maglia con lui: un avvio migliore non ci poteva essere per il ragazzo di Riyadh. Nella seconda giornata l’avversario è la Gran Bretagna e Abdulrahman disputa un’altra buonissima partita, tanto da meritarsi i complimenti di Micah Richards, in un’intervista nel post partita, e Ryan Giggs, che lo invita nello spogliatoio per consegnarli personalmente la propria maglia. Nonostante l’eliminazione della squadra nella fase a gironi, Omar si distingue come uno dei migliori elementi del torneo e il periodo di prova con il Manchester City è la dimostrazione di ciò.

CARATTERISTICHE – Omar Abdulrahman un centrocampista offensivo dal fisico minuto (168 x 62). Mancino naturale, possiede un buon piede per dribbling nello stretto e per disegnare passaggi filtranti illuminanti per i compagni, come accaduto alle Olimpiadi in occasione del gol di Matar contro l’Uruguay, oltre che per pennellare cross interessanti. La troppa voglia di mettersi in mostra a volte lo rende confusionario e avventato nelle giocate, facendo sì che le sue giocate diventino controproducenti per la squadra. Sempre in movimento, svaria su tutto il fronte offensivo non rinunciando comunque alla fase difensiva. Propenso a tocchi e finte un po’ leziose, che talvolta si rivelano essere inutili o addirittura pericolose per i propri compagni. Non eccelle nel tiro dalla distanza, anche se in patria qualche gol dai venti metri è riuscito a piazzarlo. Alla ricerca costante dell’uno-due con i compagni, Amoory è uno specialista dei calci piazzati, siano essi rigori o punizioni, e gran parte dei gol segnati con l’Al Ain sono nati proprio così.

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