Rinascimento viola

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L'anno della Fiorentina attraverso un pagellone riassuntivo. Un 2012 contraddistinto da tre stati d'animo: depressione, curiosità, entusiasmo. Dalla salvezza raggiunta con lacrime e sangue all'aspirazione di un posto in Europa, una girandola di avvenimenti che hanno cambiato faccia a Firenze e alla sua Fiorentina.

Goduria viola dopo il 3-1 di El Hamdaoui a San Siro contro il Milan (foto Alberto Lingria)
Il 2012 della Fiorentina è paragonabile al sali e scendi delle montagne russe. Dalla depressione di primavera all’entusiasmo di autunno-inverno, passando per un’estate di grandi cambiamenti. Nel giro di dodici mesi è cambiato praticamente tutto nell’ambiente viola: dirigenti, allenatore, calciatori, staff tecnico. In pochi si sono salvati dalla rivoluzione imposta da Andrea Della Valle, che ha voluto cancellare due anni e mezzo di spettacoli deprimenti per dare nuova linfa all’entusiasmo dei tifosi viola, i quali si sono lasciati alle spalle spaccature e incomprensioni interne alla curva per sostenere la nuova Fiorentina targata Montella. Adesso la Viola è lassù, terza in classifica alle spalle di Juventus e Lazio, pronta a giocarsi un posto in Europa, una situazione semplicemente impensabile quando i gigliati si giocavano la salvezza con Lecce e Genoa. Della Valle ha messo a disposizione risorse e entusiasmo, il duo Macia-Pradè ne usufruito nel migliore dei modi per affidare al rampante Montella una squadra capace di stupire e giocare un calcio entusiasmante. Per ripercorrere in modo divertente il 2012 della Fiorentina ecco il pagellone di fine anno tra promossi e bocciati.

PROMOSSI

10 a ANDREA DELLA VALLE – Nel calcio ad avere meriti e colpe maggiori alla fine sono sempre i presidenti, cioè coloro che finanziano e mandano avanti le squadre di cui sono a capo. Andrea Della Valle è la sintesi perfetta del 2012 della Fiorentina: prima insultato, poi acclamato. Quanti ad inizio anno avrebbero pensato che alla fine dello stesso ci sarebbero stati striscioni e cori inneggianti al minore dei fratelli Della Valle? Praticamente nessuno, forse un’esigua minoranza di ottimisti a prescindere. ADV ha avuto il grande, grandissimo merito di tagliare con il passato in modo netto e di affidarsi a due uomini di calcio come Daniele Pradè e Eduardo Macia, che seguendo le sue linee guida hanno costruito una squadra capace di rispondere all’input principale: riportare l’entusiasmo a Firenze. Al momento la missione è più che compiuta, il Franchi ogni domenica si riempie di tifosi pronti a vedere uno spettacolo galvanizzante. E Andrea è lì in tribuna che salta e esulta come un tifoso qualsiasi.
9 a MACIA-PRADÈ – Un duo dirigenziale fin qui perfetto. Il primo scopre i calciatori, il secondo li porta a Firenze. Diciotto acquisti per dar vita ad un nuovo corso vincente, diciotto uomini che credono in un progetto ambizioso. È doveroso sottolineare alcune operazioni, come quella che ha vestito di viola giocatori del calibro di Borja Valero e Rodriguez, arrivati dal Villarreal per un totale di 8.5 milioni di euro, oppure gli zero euro spesi per Roncaglia e Aquilani: più che operazioni di mercato sono veri e propri capolavori. Forse la miglior azione di mercato non è in entrata, bensì in uscita; infatti, i 16 milioni di euro più Savic ottenuti dal Manchester City per Nastasic sono un’enormità in un mercato così povero, dove solo sceicchi e petrolieri muovono quantità importanti di denaro. Lo sceicco ha chiamato, Pradè ha risposto e alla fine tutti felici, contenti e con tanti contanti da spendere in futuro.
8 a VINCENZO MONTELLA – Il condottiero della rinascita. Arrivato a Firenze in punta di piedi, fra lo stupore e l’indifferenza della maggioranza dei tifosi, propensi ad altri allenatori (Zeman), l’Aeroplanino ha iniziato a costruire insieme al mentore Pradè (insieme sopra nella foto Federico De Luca) una rosa di giocatori adatti alla sua idea di calcio e i risultati non sono tardati ad arrivare. Fedele ad un 3-5-2 basato su un centrocampo dai piedi raffinati, Montella ha dato alla Fiorentina un gioco spumeggiante e propositivo, lontano anni luce dalla media italiana e venendo più volte accostato al mito ineguagliabile del Barcellona di Guardiola. Umile e deciso, ambizioso e preparato: Montella ha tutte le carte in regole per proseguire sulla linea tracciata e portare in alto i viola.
7 a I SENATORI – Senza uno zoccolo duro le grandi squadre non sarebbero tali. Anche a Firenze si è cominciato a costruire un grattacielo ponendo delle fondamenta stabili, salde. I senatori della squadra sono facilmente identificabili: capitan Pasqual, Toni (a destra, foto Federico De Luca) e Lupatelli. Il primo rappresenta la continuità, la fedeltà alla maglia e il sudore speso per essa. Il bomber di Pavullo, invece, è la fenice che risorge dalle ceneri per splendere più di prima. Quanto al “Lupo”, è il terzo portiere che ogni allenatore vorrebbe avere: serio, dedito alla squadra e a tenere unito il gruppo. Meritano una menzione anche Viviano, portiere-ultras che forse sta pagando eccessivamente la sua fede viola, sia in campo che fuori, e che meriterebbe un’altra chance per dimostrare a tutti il suo valore, così come i nuovi leader, che rispondono ai nomi di Borja Valero, Gonzalo Rodriguez e Pizarro.
6 a STEVAN JOVETIC – Infortuni, gol e incomprensioni di mercato: è questo in sostanza l’anno del montenegrino. Quindici reti complessive, fondamentali le sette realizzate per la salvezza della scorsa stagione, altrettanto importanti le otto di quella in corso. In mezzo a questi gol, tanti guai fisici che hanno privato la squadra dell’attaccante di maggior talento e che di volta in volta riaccendevano gli interrogativi sulla sua tenuta atletica in seguito al grave infortunio del 2010. Ciò che ha fatto più parlare di lui, però, sono i rumours di mercato. Molto vicino in estate a Juventus e Manchester City, Jovetic non ha mai chiuso definitivamente le porte a nessuna opzione, lasciando intendere nei giorni scorsi di gradire un trasferimento in un club italiano qualora lasciasse la Fiorentina. Le strade sembrano portare a Torino e se così fosse i tifosi viola non la prenderebbero bene…

BOCCIATI

5 a VALON BEHRAMI – Prima osannato ed eretto a paladino dei tifosi, poi ripudiato e caduto nel dimenticatoio. Nella Fiorentina da zona salvezza emergeva per grinta e tenacia, diventando in breve tempo la bandiera da sventolare e una pedina da cui ripartire. Quando però in estate il Napoli ha portato 8 milioni per lui  (a destra nello foto Federico De Luca) in pochi si sono strappati i capelli, anzi, a distanza di qualche settimana molti tifosi hanno benedetto la sua cessione, che ha di fatto fornito il cash necessario a portare in viola un genio calcistico del calibro di Borja Valero. Tra lo spagnolo e lo svizzero, come si suol dire, c’è come tra mangiare e stare a guardare.
4 a RICCARDO MONTOLIVO – Una stagione da separato in casa culminata nell’annunciato passaggio a parametro zero al Milan. "Ingrato" l’aggettivo più morbido in mezzo a tutta una serie di “complimenti” di altro tenore che hanno chiuso una parentesi di sette anni, in cui Montolivo ha avuto e dato in misura quasi eguale. Il volersi a tutti i costi svincolare ha distrutto il legame con la dirigenza e, soprattutto, con i tifosi, che vedono in lui un Nicola Berti dei tempi moderni. Voleva giocare al Camp Nou invece di giocarsi la salvezza in Serie A: il prossimo febbraio ci riuscirà. A lui la stragrande maggioranza dei tifosi viola augura ogni (s)fortuna in maglia rossonera.
3 a IL GRUPPO DELLA PERNICE – Una serata diventata leggenda. 23 luglio, compleanno di Cerci in quel di Moena durante il ritiro estivo di una Fiorentina di Montella ai primi vagiti. La festa va per le lunghe, scorrono fiumi di alcool e in quattro restano a festeggiare fino a notte fonda: il festeggiato Cerci, Lazzari, Vargas e il neoarrivato Roncaglia. In una sorta di “notte da leoni” in salsa viola il gruppo si lascia andare e vengono distrutte due pernici imbalsamate. La società decide di fare piazza pulita cedendo tutti tranne l’argentino e per la Fiorentina diventa l’anno della pernice.
2 a RUBEN OLIVERA – Arriva a gennaio a titolo definitivo dal Lecce per 1.5 milioni di euro e si prende la responsabilità pesantissima di vestire la maglia numero 10, appena lasciata libera dal Tanque Silva. Nessuno si aspetta niente da lui, ma almeno onorare la maglia e quel numero sacro che porta sulle spalle sì. Le buone prestazioni si contano sulle dita di una mano, mentre a risaltare sono le giornate di squalifica. Nel mercato invernale dovrebbe essere ceduto: arrivederci e grazie.
1 a DELIO ROSSI – Un’esperienza assurda nei suoi contenuti. Sette mesi difficili cancellati dalla pazzia di una sera di maggio, quando prende a pugni Ljajic durante Fiorentina-Novara. Esonero immediato, squalifica e pubblici processi, che fanno dimenticare le vittorie in trasferta contro Milan e Roma, entrambe giunte dopo molto tempo e nei minuti finali. Adesso allena la Sampdoria, altra pericolante, e rimarrà per molto tempo colui che prese a pugni un calciatore: marchiato a vita, o quasi.
0 a FIORENTINA-JUVENTUS 0-5 – Non esistono aggettivi per descrivere lo spettacolo andato in scena il 17 marzo 2012. Boruc, Cassani, Natali, Nastasic, Pasqual, Olivera, Montolivo, Lazzari, Cerci, Amauri, Vargas, allenatore Delio Rossi: questa la formazione che ha fatto vergognare la Firenze viola. Semplicemente umiliante.

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